La comunicazione interpersonale
nella relazione d'aiuto
PERCHE ’ E' COSI’ IMPORTANTE SAPER COMUNICARE?
Comunicare è essenziale nell’interagire con gli altri, soprattutto all’interno delle relazioni d’aiuto. Le sole competenze tecnico-scientifiche non sono sufficienti, il servizio alla persona richiede un’attenzione particolare appropriato alla situazione Si richiedono due capacità molto speciali, che stanno alla base della comunicazione efficace:
I° saper ascoltare
II° sapersi ascoltare mentre si ascolta
INIZIAMO A CAPIRE CHE COS'È UNA RELAZIONE D'AIUTO
Si tratta di una relazione tra una persona che ha un bisogno ed un’altra che è in possesso degli strumenti e dei mezzi per colmare o per alleviare la condizione di bisogno dell’altro. E’ una situazione in cui uno dei partecipanti cerca di favorire una valorizzazione delle risorse personali del soggetto ed una maggiore possibilità di espressione. La relazione di aiuto è quindi, una relazione asimmetrica e complementare ad esempio la relazione: genitori-bambini, docenti-studenti, medici-pazienti, psicologi-utenti, fisioterapisti-utenti, assistenti sociali-utenti, counselor-utenti.
Nelle helping profession le competenze relazionali e comunicative sono indispensabili per imparare a conoscere l’altro per comprenderne i sentimenti, le fragilità, le paure, le caratteristiche comportamentali, i punti di forza, la visione del mondo, indubbiamente sono una delle caratteristiche fondamentali dell’operatore, in tal senso i presupposti fondanti delle competenze dell’operatore nella relazione di aiuto sono:
- la condizione di congruenza si riferisca alla capacità di mettere in atto una comunicazione, appunto congruente, fra i livelli comunicativi del verbale e non verbale, ossia evitare “un conflitto tra la rappresentazione percettiva dell’organismo e la concettualizzazione del significato cosciente dell’esperienza”;
- la comprensione empatica esprime la capacità di sentire il mondo dell’altro come se fosse il proprio, senza per questo esserne direttamente coinvolti. Tecnicamente si esprime nella capacità del operatore di seguire con attenzione la narrazione e dibattere i fatti, ma anche saper ascoltare attivamente la persona, seguire e capire ciò che è espresso poco e male; non fermarsi al manifesto, ma scavare in profondità. La persona viene percepita quanto persona distinta, specifica, unica, con sentimenti ed esperienze originali;
- l’accettazione rappresenta il pre-requisito fondamentale della comunicazione non direttiva e consiste nell’adozione di un comportamento assolutamente non giudicante e valutativo; significa, in sostanza, mettersi nella condizione di accogliere pienamente le istanze emotive dell’utente con un atteggiamento non approvante ma accettante.
Le capacità comunicative specifiche si coniugano in quindi tre competenze:
- sapere le teorie sulla comunicazione e sulle relazioni interpersonali, al fine di poterle gestire in modo adeguato;
- saper fare, significa padroneggiare le tecniche comunicative per affrontare in modo efficace le dinamiche comunicative;
- saper essere, inerisce ad una profonda conoscenza di sé stessi ed una consapevolezza del proprio stile comunicativo.
Gregory Bateson scienziato antropologo (fu uno dei massimi esponenti della Scuola di Palo Alto in California scrisse Verso un’ecologia della mente (Ed. XX luglio 2003 Edelphi Milano pag.438) spiegava che gli individui “…non soltanto si mettono in relazione… né semplicemente prendono parte alla relazione ma sono in relazione” e attraverso la relazione mettono in gioco sé stessi e la propria identità.
Le ricerca contemporanea conferma che mediante le relazioni le persone costruiscono, alimentano, mantengono, modificano la rete di relazioni in cui sono costantemente immerse contribuendo ad tesserne gli intrecci, in un contesto si fatto una comunicazione gestita in modo accorto e consapevole, consente di affrontare situazioni complesse e difficili, di instaurare relazioni gratificanti per la persona, di sostenerla nel processo assistenziale, infondere fiducia e di contribuire alla serenità di chi è portatore di disagio o di patologia, per migliorare il vissuto nell’ambiente di vita quotidiana.
BIBLIOGRAFIA
Verso un’ecologia della mente, Ed. XX luglio 2003 Edelphi Milano
